In gravidanza

nessun pericolo per la scarlattina in gravidanza

Quando si è in gravidanza non si deve avere alcun timore per affezioni da scarlattina

Durante la gravidanza l’attenzione emotiva e lo sforzo fisico della gestante si concentrano completamente sul bambino che cresce nel ventre. La dolce attesa è, se la mamma ed il bambino godono di buona salute, un vero momento di grazia. Una malattia, un disturbo o una complicazione possono turbare la gravidanza e destabilizzare anche psicologicamente la futura mamma.

 Posto che l’aspetto psicologico è essenziale per una buona e serena evoluzione della gestazione (perché mamma e bambino si scambiano emozioni e sensazioni ed il bebè risente dello stato emotivo della donna) va subito chiarito un dato di essenziale importanza: non tutte le patologie che colpiscono le donne gravide influenzano negativamente la salute del feto, talune malattie non interferiscono con la buona crescita e il corretto sviluppo del bambino nel ventre materno.

E la scarlattina è una di quelle malattie che normalmente non influisce sulla salute del nascituro.

Se la donna incinta contrae la scarlattina in gravidanza il bambino protetto nel ventre non ne risentirà, purché ovviamente la mamma abbia buona cura di sé e segua pedissequamente le indicazioni mediche.

Dunque, rispetto alla scarlattina in gravidanza, nessuna evidenza scientifica attesta una comprovata e concreta pericolosità per il bambino che cresce nel ventre materno.

La mamma incinta affetta da scarlattina deve sapere che esiste un ampia gamma di antibiotici compatibili con la dolce attesa, il medio curante saprà valutare la terapia migliore, prescrivendola eventualmente in accordo col ginecologo.

Ciò detto, la prima medicina da prescrivere alle donne gravide affette da scarlattina è la calma e la serenità: il vostro bambino è al sicuro e non corre pericoli.

La mamma in dolce attesa, volendo limitare il ricorso ai medicinali, come può lenire il prurito, uno dei sintomi più sconvenienti della scarlattina?

Il prurito, che consegue all’irritazione della cute ed alle lesioni determinate dall’arrossamento, è uno dei sintomi della scarlattina più difficili da sopportare.

Se si tiene conto del fatto che durante la gestazione la sensibilità cutanea normalmente è più spiccata, è facile intuire come la sensazione di prurito possa risultare insopportabile.

Ecco cosa può fare la futura mamma:

  • la gestante può fare docce frequenti, purché non abbia febbre e purché lo stato della gola (su cui il batterio dello Streptococco influisce) lo consenta. In passato si riteneva che detergere la pelle durante l’eruzione cutanea di una malattia esantematica non fosse consigliabile, oggi questo pregiudizio è stato superato.

 E’ammesso detergere la cute ma con le giuste accortezze:

  • sarebbe preferibile usare solo acqua senza saponi o meglio ancora acqua e bicarbonato (il cui effetto emolliente e lenitivo aiuta l’assorbimento dell’esantema e favorisce la risoluzione degli arrossamenti); – è necessario asciugare delicatamente la pelle senza strofinare ma tamponando e preferibilmente adoperando asciugamani di lino.

 Va argomentato a parte e con più attenzione il caso in cui la gestante presenti la scarlattina al momento del parto.

Cosa succede se una donna affetta da scarlattina partorisce proprio nel frangente in cui è malata ?

attenzione a coloro che devono partorire con scarlattina

Per coloro che devono partorire con la scarlattina si devono prendere alcune precauzioni

La presenza della scarlattina, ovvero del batterio attivo nel corpo della partoriente, in rari casi può determinare all’atto del parto un contagio del nascituro. Nel parto naturale è possibile infatti che anche il nascituro contragga la malattia in ragione ed a causa di una cosiddetta colonizzazione vaginale del batterio. Attenzione però, questa eventualità è assai rara e molto poco frequente.

In altre parole durante la gestazione il bambino resta al sicuro nel ventre materno e non può essere contagiato da una eventuale aggressione batterica, causata dallo Streptococco beta emolitico del gruppo A; diversamente, se la scarlattina è attiva nel corpo materno, all’atto del parto il contagio diventa una situazione possibile.

Più specificamente il contagio da mamma a bambino è possibile nel parto naturale quando il batterio è attivo in vagina durante la fase di espulsione del bambino, solo allora la scarlattina può aggredire il nascituro.

Il piccolo può essere contagiato solo e soltanto durante il transito nel canale vaginale e solo se ed in quanto lo Streptococco sia li colonizzato (cioè nello specifico caso di colonizzazione vaginale del batterio).

Da ciò si desume che la pericolosità della scarlattina in gravidanza è riscontrabile solo in quei casi in cui l’aggressione batterica colpisca il tratto vaginale.

Va detto, per completezza di informazione, che quando lo Streptococco beta emolitico del gruppo A colpisce il tratto vaginale la gestante può teoricamente correre anche un ulteriore pericolo: potrebbe rischiare un parto pretermine.

L’accertamento più comune praticato sulle partorienti affette da scarlattina è il tampone vaginale. Si tratta di un prelievo di muco vaginale non invasivo, non pericoloso per il bambino e assolutamente non doloroso ma pienamente capace di appurare se lo streptococco ha o meno colonizzato il tratto vaginale. In caso di tampone positivo si interviene normalmente con terapia antibiotica.

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